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Scadenze fiscali
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07.04.2011
PUNTO FONDAMENTALE DELLA RIFORMA LA CERTIFICAZIONE DEI MODELLI MENTRE ALL’ESAME DEL GOVERNO L’AMPLIAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ DA 231 PER I REATI AMBIENTALI
Ultime rifiniture al testo di riforma sul decreto 231/2001 che sarà presentato dal Ministro della Giustizia Alfano ed esaminato entro la fine del mese.
Alla scadenza dei suoi primi dieci anni il decreto 231, che nel 2001 introdusse una forma di responsabilità a carica delle imprese per reati commessi dai propri dipendenti, si rivela bisognoso di una riforma. Punto fondamentale del nuovo sistema, elaborato dall’ufficio legislativo del ministro della Giustizia su un testo base messo a punto dall’Arel, è il sistema di certificazione che punta a rinforzare i modelli, snodo chiave di tutto il sistema 231. Lo scopo è dotare i modelli organizzativi di una piena efficacia esimente in grado di garantire protezione adeguata per le imprese e anche un possibile ulteriore incentivo al miglioramento dell’organizzazione interna.
La responsabilità dell’ente sarà quindi esclusa a patto che il modello 231 concretamente attuato corrisponda a quello certificato e a condizione che non si siano verificate gravi violazioni, tali da rendere evidenti le lacune organizzative che hanno contribuito alla commissione del reato.
Spetterà al ministro della Giustizia definire i soggetti abilitati al rilascio della certificazione di qualità. Altri punti della riforma del decreto 231 riguardano la composizione dell’Organismo di Vigilanza nelle piccole medie imprese e l’inserimento di disposizioni riguardanti l’attività di direzione e coordinamento delle holding nei gruppi societari.
Intanto, il Consiglio dei Ministri ha in calendario anche uno schema di decreto legislativo che estende la responsabilità da 231 a numerose fattispecie di delitti ambientali. Un provvedimento preso a seguito di direttive comunitarie, che prevede di raggruppare le condotte illecite in tre grandi aree a seconda delle gravità per poi applicare sanzioni di natura pecuniaria secondo il meccanismo delle quote. In alcuni casi considerati più gravi (infrazioni al codice dell’ambiente e le infrazioni provocate da navi) sarà prevista anche l’applicazione, per un massimo di sei mesi, di pesanti misure interdittive, dal blocco dell’attività alla sospensione delle autorizzazioni pubbliche.